domenica 13 maggio 2012

Falafel di casa mia

Tra i piatti delle feste che vengono da sempre preparati nella mia famiglia spiccano alcune pietanze della tradizione araba, questo grazie alle mie origini italo-siriane.
La Siria è un posto davvero molto bello, che merita di essere conosciuto e visitato, ma putroppo in questo momento la situazione è davvero critica.

Una preparazione tipica di tutto il Medioriente sono i falafel, delle polpettine vegetali fritte a base di ceci; la loro diffusione e il loro successo sono sicuramente dovuti sia alla bontà di queste polpettine, ma anche all'economicità degli ingredienti e alla semplicità di preparazione.
In Medioriente rappresentano un tipico cibo da strada e ovunque vi sono bancarelle in cui vengono preparati e venduti; vengono spesso serviti con verdure come pomodoro e cetrioli e una salsa a base di tahina (pasta di sesamo) il tutto racchiuso in una "tasca" di pane arabo.

In giro si trovano molte ricette, quella che propongo di seguito è la ricetta della famiglia di mio padre; ed è a tutti i miei parenti, zii cugini e nipoti, che dedico questa preparazione sperando che la situazione che loro si trovano a vivere ogni giorno in prima persona possa presto sistemarsi.


FALAFEL



Ingredienti (per circa 40 pezzi):
800 gr di ceci secchi ammollati in acqua da 24 ore
300 gr di prezzemolo
1 cipolla bianca
sale fino
2 cucchiai di coriandolo non macinato (sono quelle palline che si vedono in basso a sinistra nella foto)1 cucchiaio raso di cumino
200 gr di semi di sesamo
olio di semi per friggere *
250 gr di yogurt bianco
2 cucchiaini di tahina (pasta di semi di sesamo reperibile in negozi etnici o che vendono prodotti bio)

Procedimento:Tritare col mixer i ceci ammorbiditi in acqua da 24 ore (o dalla sera prima) insieme alla cipolla, al prezzemolo pulito e al coriandolo fino ad ottenere un impasto dalla consistenza simile alla sabbia bagnata, non deve essere nè troppo umido nè troppo asciutto, deve poter essere lavorato con le mani.
L'umidità dell'impasto dipende dalla qualità dei ceci, ma anche dal prezzemolo che va asciugato bene prima di essere tritato, solitamente non è necessario "aggiustare" la consistenza dell'impasto ma se dovesse tendere a sfaldarsi si può aggiungere qualche cucchiaio di acqua, viceversa se dovesse risultare appiccicoso aggiungere una spolverata di farina.

Aggiungere quindi il cumino, 150 gr di semi di sesamo (la parte restante servirà per cospargere la superficie dei falafel) e aggiustare di sale.

Per quanto riguarda le spezie, è preferibile aggiungerle gradatamente dal momento che si tratta di sapori forti; anche la quantità di cipolla può essere ridotta o addirittura omessa se risultasse non gradita.

A questo punto dovreste aver ottenuto un impasto di un colore tendente al verde ed è il momento di formare i falafel. Io ho utilizzato l'attrezzo apposito stampo ma è possibilissimo formare delle polpettine piatte utilizzando le mani appena inumidite.

Eccovi la sequenza della formatura:

1. prendere un pò di impasto e iniziare a riempire lo stampo apposito


 2. appiattire bene l'impasto


3. far aderire i semi di sesamo alla superficie del falafel


4. formare un buchino al centro aiutandosi con il mignolo (questo passaggio non è obbligatorio, ma sono molto più carini così!)


5. Riporre in un vassoio


Nel frattempo metterle a scaldare l'olio di semi * e quando è a temperatura friggere i falafel fino a quando sono belli dorati, girandoli un paio di volte per lato.



Preparare la salsa di accompagnamento mescolando lo yogurt bianco con la tahina.

Si possono servire caldi appena fatti, ma anche tiepidi o addirittura freddi (è possibile quindi prepararli in anticipo, in tal caso tenere un pò indietro la cottura e accompagnarli tassativamente con la salsa altrimenti potrebbero risultare un pò secchi). 
Appena fatti invece sono gustosi anche da soli, anzi è ben difficile riuscire a cucinarli senza assaggiarne in continuazione, poi non ditemi che non vi ho avvisato!

Oltre alla salsina alla yogurt si possono accompagnare con pane arabo e verdure fresche come pomodori e cetrioli.



 
 


* una nota sulla frittura: se viene fatta "bene" non è dannosa per la salute, ma è necessario usare alcuni accorgimenti.
Ogni grasso è caratterizzato da un punto di fumo ovvero da una temperatura oltre la quale si degrada ovvero inizia a decomporsi formando sostanze volatili cancerogene come l'acroleina (tipicamente si sente un pò di fastidio agli occhi quando il grasso di frittura va oltre il punto di fumo).
Dal momento che ogni grasso (solido o liquido) ha un suo punto di fumo è preferibile usarne uno che abbia un punto di fumo elevato e che sia stabile, ovvero contenga più acidi grassi moninsaturi piuttosto che polinsaturi (ma non vorrei entrare troppo nel dettaglio); l'olio di oliva sarebbe da preferire perchè è più ricco di acidi grassi monoinsaturi (più stabili) e di sostanze antiossidanti, e meno ricco di acidi grassi polinsaturi (meno stabili), e pertanto più resistente alle alte temperature, ma molti lo scartano per il costo e per il sapore forte, a seguire vi sono gli oli di semi, quello di arachide in primis (punto di fumo attorno a 200°). Da non usare MAI l'olio di semi misti dal momento che i diversi oli di diversi semi hanno punti di fumo differenti e questo porterebbe a non avere un "vero" punto di fumo.
In cottura si deve fare in modo che l'olio non superi mai il punto di fumo, tenendo controllato il fuoco e non lasciando mai la pentola mezza vuota facendo così salire la temperatura dell'olio; quando inizia ad esserci del fumo vuol dire che l'olio ha superato il punto di fumo e andrebbe buttato, perchè si è degradato.
Infine lo stesso olio una volta usato andrebbe riutilizzato solo se si è sicuri di non aver raggiunto il punto di fumo.
Spero di non avervi annoiato.. io non sono per demonizzare la frittura in generale, ma sono per farla bene!


Con questa ricetta partecipo al contest Sapori d'Oriente de La cucina di Esme






giovedì 3 maggio 2012

Macarons, ovvero come ti riciclo gli albumi - atto II

Tutto è nato per sfida personale..


I macaron hanno invaso ormai tutti i blog e anche le pasticcerie cittadine e fino a poco tempo fa avevo all'attivo (o dovrei dire passivo???) solo un tentativo miseramente fallito che mi aveva fatto desistere dal riprovarci..

Ma era solo questione di tempo perchè sono testarda, e non poco, e se mi metto una cosa in testa non c'è verso di liberarmene. E io volevo riuscire a fare i macaron!

Poi la molla che fa scatenare tutto.. un viaggio a Parigi di mia sorella e la richiesta della sottoscritta di ricevere come souvenir dalla romantica città un assaggio dei macaron di Ladurée.. 



La richiesta mi è uscita così, si è fatta strada nel mio inconscio, e per capirne il perchè bisogna andare indietro fino a 5 anni fa quando in occasione di un viaggio di lavoro a Parigi mi trovai ad assaggiare questi dolcetti fino ad allora a me sconosciuti.. e sapete cosa ricordo di quel primo incontro? Nulla! Se non la graziosa confezione che ancora conservo.. Ma allora non era ancora nata in me la passione per la cucina e con essa la curiosità e la voglia di conoscere a assaporare cose nuove.. quindi ricordo di averli mangiati senza troppa attenzione.. Non potete capire come a distanza di qualche anno mi sia mangiata le mani per averli mangiati così (e scusate il gioco di parole..), con leggerezza!

Quale miglior occasione per rimediare se non un secondo incontro a cui arrivare decisamente più preparata?
Da qui la richiesta avanzata a mia sorella..

E avrei potuto fermarmi qui.. ma dal momento che sono estremamente testarda ho pensato bene di cogliere la palla al balzo per affrontare di petto la situazione mettendomi quindi all'opera per fare i macaron in casa!

L'obiettivo (decisamente ambizioso) era quello di ottenere qualcosa di paragonabile ai dolcetti comprati..
Nella foto qui sotto ci sono i tre gusti che ho realizzato a confronto con quelli comprati.. 
Cosa dite, reggono il confronto??? :)


La soddisfazione di riuscire nell'impresa per me ciclopica è stata davvero tanta!
Devo ammettere però che questi dolcetti richiedono una mole di lavoro e di preparazione non trascurabili, quindi se decidete di farli mettete in conto di dedicarci un pò di tempo e tanta pazienza.. E soprattutto ricordate (io l'ho imparato su me stessa!) che la pasticceria è una scienza esatta e non si può non essere precisi al grammo!

Le fonti che ho consultato o dovrei dire studiato, visto che ormai le potrei recitare a memoria, sono in primo luogo Francesca alias Aquolina che sforna macaron perfetti con disinvoltura, e Mercotte (che ci ha pure scritto un libro! oltre ad un utilissimo vademecum).

Ecco quindi il procedimento che ho seguito io (alcune indicazioni le ho prese per vere e indiscutibili, altre ho voluto testarle e vi riporto il risultato dei miei esperimenti.. considerate che alla fine avevo circa 6-7 teglie, quindi ho potuto permettermi il lusso di sacrificare qualche macaron per la scienza!), per ottenere i:

MACARON (ricetta con meringa italiana di C. Felder)





Ingredienti (per circa 120 macaron, ho triplicato la dose indicata da  Aquolina)

  • per i gusci:
450 gr di mandorle pelate,
450 gr di zucchero a velo,
300 gr di albumi (vecchi di qualche giorno),
450 + 45 gr di zucchero semolato,
150 gr di acqua,
colorante alimentare (per chi vuole)
20 gr di pistacchi o 1 cucchiaio scarso di cacao o caffè (da moka)

  • per la ganache al cioccolato:
100 gr di cioccolato fondente
100 ml di panna fresca
  • per la ganache al caffè:
100 di cioccolato al latte
100 ml di panna fresca
qualche cucchiaino di caffè solubile

  • per la ganache ai pistacchi
100 di cioccolato al latte
100 ml di panna fresca
20 gr di pistacchi tritati


Procedimento:
5 giorni prima:
Separare gli albumi dai tuorli e conservarli in un contenitore ermetico in frigo.
Si possono anche utilizzare degli albumi conservati in freezer, ho provato e non ho trovato differenza. (questa seconda opzione è anche più comoda).

2 giorni prima:
Tirare fuori dal freezer o dal frigo gli albumi in modo da portarli a temperatura ambiente.

1 giorno prima:
Tostare le mandorle intere (spellate) in forno per 10 minuti a 150°. Farle raffreddare poi passarle al mixer fino ad ottenere una farina fine; porre attenzione a non far surriscaldare le mandorle altrimenti rilasceranno il loro olio e si formerà una sorta di crema, Per evitare che ciò si verifichi azionare il mixer per pochi secondi, poi farlo riposare, oppure utilizzare la funzione pulse; è anche possibile utilizzare qualche cucchiaio di zucchero a velo preso dal totale.
Si può utilizzare anche la farina di mandorle già pronta, ma è preferibile passarla in ogni caso al mixer.

Aggiungere quindi lo zuccchero a velo alle mandorle ridotte in farina e setacciare insieme (non utilizzate un setaccio troppo fine, altrimenti potreste avere una crisi di nervi e otterrete la separazione tra zucchero a velo e mandorle tritate.. provato sulla mia pelle.. ma non saltate questo passaggio, altrimenti non otterrete dei bei gusci lisci!)

Pesare il composto e nel caso di perdita di peso reintegrare con zucchero a velo.

Lasciare quindi ad asciugare all'aria per una notte intera in un luogo asciutto.

Preparare anche le ganache, portando a bollore la panna e versandoci il cioccolato tritato, mescolando fino ad ottenere una crema liscia ed omogenea.
Per la ganache al caffè aggiungere il caffè solubile e pistacchi  tritati per il ripieno dei macaron ai pistacchi.
Far riposare in frigo fino al giorno dopo.

Il giorno "x":
Dividere in 3 ciotole il mix di farine (solo nel caso si vogliano ottenere 3 gusti differenti) e unire ad ogni porzione 50 gr di albumi con una spatola di silicone e, per chi vuole, il colorante o il cacao (Aquolina suggerisce di non metterne troppo perché smonta il composto.. confermo! E suggerisco di metterne un cucchiaio scarso).
Per i macaron al caffè aggiungere un cucchiaino di caffè (quello della moka, non solubile che va utilizzato invece per la ganache) e i pistacchi tritati per i macaron ai pistacchi.

Montare 150 gr di albumi insieme a 45 gr di zucchero semolato con la frusta elettrica (è possibile aggiungere un pizzico di sale o qualche goccia di succo di limone per far montare meglio gli albumi).
Intanto cuocere 450 gr di zucchero semolato con 150 gr di acqua fino a raggiungere 110°C (utilizzare un termometro).

Versare a filo sugli albumi montati (rallentando la velocità delle fruste per evitare che lo sciroppo bollente schizzi) e continuare a montare, facendo raffreddare il composto fino a raggiungere la temperatura di 40°C.

A questo punto avrete ottenuto un composto gonfio, lucido e bianchissimo.

Incorporare al precedente composto poco per volta con una spatola di silicone, mescolando dal centro verso i lati per un paio di minuti fino a quando il composto ricade dalla spatola come un grosso nastro.

Mettere il tutto nella sac à poche con una bocchetta liscia di 8-10 mm di diametro.

Rivestire le placche da forno con la carta da forno (facendola aderire alla teglia con una goccia di composto agli angoli, tra carta forno e teglia.. sì, sotto la carta! Questo farà sì che la carta rimanga bella liscia e i macaron siano belli regolari).

Formare dei mucchietti il più possibile regolari, avendo cura di distanziarli perchè poi tendono ad allargarsi.
Come diametro io ho iniziato con circa 4-5 cm (macaron al caffè), per poi finire a circa 2 cm (macaron ai pistacchi). Considerato che sulla teglia poi un pò si allargano, preferisco di gran lunga quelli da 2 cm, mi sembrano più carini; è possibile aiutarsi nella regolarità della forma disegnando prima i cerchietti sul retro della carta forno utilizzando uno stampino/coppapasta come guida.

Lasciare riposare (si forma la crosticina), da 20 minuti ad alcune ore; saranno pronti per essere infornati quando toccandone la superficie questa non risulterà più appiccicosa.

Infornare a 150°C per 15-20 minuti a seconda della dimensione dei macarons (forno elettrico statico).
Ho provato anche il forno ventilato, ma questo ha fatto seccare troppo la superificie, provocando delle crepe, quindi lo sconsiglio.

C'è chi consiglia di sovrapporre tre teglie uguali durante la cottura.
Io ho provato con alcune infornate e non ho trovato grandi differenze, quindi se non avete una scorta di teglie da fare invidia ad una cucina professionale potete tranquillamente trascurare la cosa senza compromettere la buona riuscita dei macaron.

Una volta sfornati trasferire la carta forno con i gusci su un ripiano bagnato con acqua ghiacciata, questo permette di staccare poi i gusci dalla carta con maggiore facilità (se dovessero fare resistenza quando andate a staccarli vuol dire che sono stati cotti troppo poco e sono rimasti quindi troppo umidi.. Non buttateli, mettete il tutto in freezer e poi staccateli dalla carta forno una volta congelati; non saranno perfetti, ma hanno comunque un ottimo sapore!).

Lasciare intiepidire e staccare delicatamente dalla carta forno. Formare con il pollice delle piccole infossature sul retro dei singoli gusci per consentire una farcitura più abbondante.

Farcire, accoppiare i gusci due a due e far riposare almeno un giorno in frigo per assaporarli al meglio.
Io non ho resistito e li ho assaggiati anche subito.. sono cmq da urlo!

Si possono anche congelare, poi è sufficiente tirarli fuori dal freezer mezzora prima di servirli.


sabato 14 aprile 2012

Angel cake, ovvero come ti riciclo gli albumi - atto I

Avete fatto la colomba o la veneziana a Pasqua e vi sono avanzati una marea di albumi???

Se non li avete buttati via (sia mai! piuttosto congelateli fino a quando non deciderete come utilizzarli.. in freezer si conservano perfettamente) ci sono diversi modi per utilizzarli.. 

Se la classica meringa non vi va o non avete la frutta secca per optare per una daquoise ecco la ricetta di una torta semplice e super soffice, che in questi giorni di brutto tempo e temperature bassine per la stagione è un'ottima idea per coccolarsi un pò.

L'autore è sempre lui, Montersino e la ricetta originale si trova qui, ma me ne sono innamorata spulciano il blog di Silvia alla ricerca di una ricetta da riproporre per l'iniziativa di Cinzia.. E ho scoperto che abbiamo due grandi passioni comuni, ovvero Montersino (ma come darci torto?) e il lievito madre.. Motivo per cui sono ancora molto indecisa su quale delle ricette di Silvia provare..

Intanto beccatevi questa!

ANGEL CAKE (di Montersino)



Ingredienti (per uno stampo da 26 cm):
360 gr di albume
200 gr di zucchero semolato (io ho utilizzato zucchero di canna muscovado)
5 gr di cremor tartaro
150 gr di farina 00
150 gr di zucchero semolato (per me sempre zucchero di canna muscovado)
10 gr di amaretto di Saronno (o altro liquore.. e a posteriori ho pensato che avrei potuto metterci dell'anima nera visto che lo zucchero muscovado ha una nota di liquirizia..)
2 gr di scorza di limone
2 gr di sale
1 bacca di vaniglia 

Procedimento:
Scaldare l'albume con la dose di 200 gr di zucchero fino a 40/45°C (questo passaggio permette di montare gli albumi più facilmente e li rende più stabili) poi trasferire in planetaria e montare a neve ben ferma.
Miscelare la farina con l'altra dose di zucchero, il cremor tartaro, il sale, la scorza di limone e la polpa di vaniglia, quindi unire la meringa ottenuta amalgamando delicatamente dal basso verso l’alto; in ultimo unire il liquore. 
Con una sac à poche dosare bene nello stampo senza lascasciare bolle d'aria.
Infornare a 170°C per 30/40 minuti (ma fate la prova stecchino perchè potrebbero volercene di più).
A seconda del gusto personale è possibile ridurre la quantità di zucchero in quanto quella indicata potrebbe risultare un pò stucchevole.
Approfitto di questo post per pubblicare il premio che ho ricevuto da Silvia con un ritardo veramente vergognoso 
e per passare il testimone ad un'amica non solo virtuale con cui tra l'altro a breve avrò modo di partecipare al mio primo Taste.. e voi vi siete mai fatti il Taste?! Nei prossimi post aggiornamenti sul programma!



domenica 8 aprile 2012

Buona Pasqua

Oggi solo una carellata di foto per augurare a tutti una felice Pasqua..

UOVA DI CIOCCOLATO
fatte seguendo le preziose indicazioni del Nanni


COLOMBA CON LIEVITO MADRE. con ricetta di Adriano




LA VENEZIANA CON LIEVITO MADRE, con ricetta di Paoletta













giovedì 29 marzo 2012

Snack dolce o salato?

Quante volte vi è capitato prendendo un aereo che vi chiedessero la vostra preferenza tra dolce e salato? Certo, ora con le compagnie low cost non è più così ma quando capita di fare un viaggio un pò più lungo e di dover prendere un volo di una compagnia di bandiera la domanda è d'obbligo!

Con la ricettina di oggi però vengo incontro ai gusti di tutti.. in più è davvero semplice e veloce da realizzare (e ancora di più da mangiare!) e permette di utilizzare gli scarti del rinfresco del lievito madre.. Serve qualche altro buon motivo per farli???

La prima volta li ho fatti con Federica, anzi era stata proprio lei a scovarli in rete! Ma, misteri dell'etere, non siamo più riuscite a trovare il post originale.. Quindi se qualcuno passando di qui li riconoscesse come propri faccia un fischio e sarò ben felice di citare la fonte originale!

Ecco quindi la doppie ricetta dolce e salata:

CRACKERS E FRUIT CRACKERS CON IL LIEVITO MADRE



Ingredienti (per circa 30 crackers o 15 fruit crackers):
100 gr di farina (quella che preferite, io ho usato della farina ai cereali per la versione salata e della farina 00 per la versione doce)
60 gr di lievito madre
40-50 ml di acqua (dipende dalla capacità di assorbimento della farina, l'impasto deve avere una consistenza simile a quella della pasta fatta in casa e non deve appiccicare)
2 cucchiai di olio
3 gr di sale

in più
semi vari per la versione salata
30 gr di pere secche, una manciata di uvetta, cannella e zucchero di canna per la versione dolce

Procedimento:
Sciogliere il lievito madre nell'acqua.
Aggiungere la farina e impastare un pò.
Quando l'impasto è formato, aggiungere l'olio e il sale e continuare ad impastare finchè l'impasto non è liscio ed omogeneo.
Aggiungere anche i semi per la versione salata.
Se l'impasto ha preso elasticità farlo riposare una mezzoretta.

Stenderlo quindi sottile con il mattarello oppure con la macchinetta per tirare la pasta, e porre la sfoglia direttamente sulla teglia rivestita di carta forno.

Per la versione salata tagliare quindi i cracker direttamente sulla teglia, non serve separarli, perchè una volta cotti l'operazione sarà agevole.

Per la versione dolce dividere l'impasto in due porzioni. Tirare una sfoglia il più possibile regolare con la prima porzione e porla sulla teglia..
Far ammorbidire in acqua le pere secche e l'uvetta.
Strizzarle e tritarle grossolanamente al coltello in modo da ottenere una sorta di marmellata densa.
Spalmarla quindi sulla sfoglia e spolverizzare abbondantemente con la cannella.
Tirare anche la seconda sfoglia e posizionarla sopra alla prima.
Tagliare quindi le singole porzioni (io li ho fatti grandi circa 3x10 cm).
Spolverizzare con zucchero di canna.

Bucherellare i cracker (in entrambe le versioni) per evitare la formazione di bolle in cottura; in particolare per quelli con la frutta è importante perchè l'aderenza allo strato interno permette di mantenere una buona umidità e quindi una consistenza più morbida (quelli che hanno formato delle bolle in cottura sono poi risultati troppo croccanti).

Cuocere quindi per circa 10 minuti a 170°.

L'Orso li ha divorati entrambi, pur non amando la cannella! Anzi ha definito quelli dolci dei "piccoli strudelini"..

PS la dose indicata è il minimo sindacale, ma uno tira l'altro e finiscono in un attimo! L'ultima volta ho moltiplicato per 4 volte la dose per la versione salata e 2 volte per quella dolce..




martedì 20 marzo 2012

Ritornelli homemade

Era da un po’ di tempo che mi frullava per la testa l’idea di provare a riprodurre in casa i Ritornelli. Tra i biscotti industriali sono tra quelli che mi piacciono di più, ma proprio perché sono industriali cerco di limitarne il consumo.. sono un po’ scettica sulla qualità degli ingredienti utilizzati, quindi perché non provare a farli in casa?

Così mi sono messa ad elaborare una ricetta, per poi accorgermi (a biscotti fatti!) che in rete c’era quella della casa produttrice bella pronta e a disposizione! In realtà penso che la casa produttrice non avrebbe interesse a rendere pubblica la “vera” ricetta altrimenti molti si farebbero i biscotti in casa e non li comprerebbero più e che con la ricetta pubblicata si possano ottenere dei buoni biscotti ma non uguali all’originale.. E in effetti a dirla tutta la ricetta online non mi convince al 100% in primis per l’uso della margarina che a me personalmente non piace nei dolci fatti in casa (ma questo è solo il mio gusto) ma soprattutto per la quantità di lievito che mi pare eccessiva in quanto i biscotti lievitando perderebbero la forma e la ruvidezza che invece caratterizzano l’originale.

Proprio questo è stato il motivo che mi ha spinto a non mettere lievito nell’impasto e avrei voluto mettere solo un pizzico di bicarbonato che però mi sono dimenticata.

Per la formatura poi ho notato che negli originali la parte al cacao appare leggermente sovrapposta a quella bianca e quindi ho cercato di dare lo stesso effetto utilizzando una sac à poche con bocchetta rigata da 14 mm, creando prima tutte la “basi” con l’impasto bianco e poi procedendo a sovrapporre leggermente l’impasto al cacao.

Per rendere l’impasto “sac-à-pochabile”® (eh questo termine l’ho coniato in occasione del corso di cioccolateria del Nanni) ho ammorbidito il tutto con dell’Amaretto di Saronno mentre a posteriori ho scoperto che nella ricetta originale c’è il latte; e dopo la prova assaggio posso ritenermi soddisfatta della mia scelta! Il liquore infatti da un lato conferisce un buon aroma e dall’altro con l’evaporazione dell’alcool in cottura rende il prodotto friabile e croccante (effetto che con il latte non si ottiene), proprio come lo desideravo..

Non mi resta che lasciarvi la mia ricetta dei

RITORNELLI HOMEMADE


Ingredienti (per circa 40 biscotti):
300 gr di farina 00
125 gr di burro
100 gr di zucchero di canna
1 uovo
50 gr di farina di mandorle
30 gr di amaretti
20 gr di cacao
2 bicchierini di Amaretto di Saronno
Pizzico di sale (o ancora meglio di bicarbonato)

Procedimento:
Montare il burro con lo zucchero, aggiungere l’uovo, il liquore e infine le farine miscelate insieme con gli amaretti ridotti in polvere.
Aggiungere il pizzico di sale o bicarbonato.
Dividere in due parti uguali l’impasto e aggiungere in una il cacao.
Trasferire in una sac à poche con il beccuccio rigato da 14 il composto bianco e creare le “basi” allungando un po’ sulla teglia la parte finale; trasferire poi il composto al cacao nella sac à poche e sovrapporre una porzione di impasto sulla parte finale di quella bianca (in realtà gli originali prevedono 2 volte l’alternarsi dei due impasti, ma mi sono limitata a 2 strisce solo un po’ per velocità, un po’ perché  avevo utilizzato una bocchetta bella grande e se avessi alternato due volte gli impasti sarebbero venuti dei biscottoni giganti).

Cuocere quindi in forno a 180° per 15 minuti (io ho utilizzato il forno a gas, ma penso vada bene anche un forno elettrico statico). Far raffreddare nel forno per avere una croccantezza più accentuata.



e fuori gara al Contest di Federica "Basta un poco di zucchero"
Mi raccomando, partecipate numerosi!!!!



Aggiornamento... Con questa ricetta ho ricevuto una menzione speciale per la fotografia e ne sono devvero troppo felice!

giovedì 15 marzo 2012

Pollo caramellato al profumo di arancia e una piccola novità

Mammia mia che giornate piene!!!
In ufficio è un periodo molto molto intenso e lavorare 12 ore al giorno sta purtroppo diventando la norma.. A volte non c’è neppure il tempo per staccarsi dalla scrivania per pranzare, quindi  mangio un boccone davanti allo schermo (in modo meccanico senza accorgermi di cosa stia ingurgitando!) oppure pratico un nuovo sport ovvero il salto del pasto (e sinceramente non ci tengo a diventare una campionessa di questa nuova disciplina olimpica)!
Un piattino come quello che vi propongo oggi però lo mangerei  volentieri (anche perché al momento sto pranzando davanti al pc con non vi dico cosa..)!
È un piattino leggero, veloce da realizzare e sfizioso.. E non a caso lo pubblico oggi! J
Da oggi infatti inizia il nuovo contest di Federica "Basta un poco di zucchero" in collaborazione con la BRONsugar, che ha come tema lo zucchero di canna.. la accompagneremo nella difficilissima valutazione delle ricette anche io e Ely (ecco qual’era la novità in arrivo!)


Io sono emozionata!.. E voi? Per tutti i dettagli e il regolamento passate da Federica.. io vi lascio con una piccola idea in tema zucchero di canna..

POLLO CARAMELLATO AL PROFUMO DI ARANCIA


Ingredienti (per 4 persone):
800 gr di petto di pollo
50 gr di zucchero di canna
15 gr di burro
succo di 1/2 arancia (circa 50 ml)
semi di sesamo q.b.
valeriana o altra insalatina per servire
pizzico di sale
poca farina (quel tanto che basta per infarinare leggermente il pollo)

Procedimento:
Per prima cosa preparare il caramello aromatizzato all’arancia.
Porre in un pentolino con il fondo spesso lo zucchero di canna muscovado, e senza mescolare attendere che si sciolga bene; quando si è sciolto unire il burro (se è troppo freddo potrebbero formarsi dei grumi, ma è sufficiente continuare a mescolare e il composto tornerà bello liscio).
Togliere dal fuoco e aggiungere il succo di mezza arancia (anche in questo caso inizialmente potrebbero formarsi dei grumi), tenere da parte.

In un padellino tostare i semi di sesamo.

Tagliare quindi il petto di pollo a bocconcini, passarli nella farina.
In una padella rosolare il pollo.
Aggiustare di sale.

Aggiungere quindi il caramello che sarà ancora piuttosto liquido nella padella con i bocconcini di pollo; portare il pollo a cottura e tenerlo sul fuoco finché la salsa non avrà “tirato”.
Aggiungere quindi i semi di sesamo tostati e servire caldo con un po’ di insalata (io ho utilizzato della valeriana).

Buon appetito!

mercoledì 7 marzo 2012

Un tranquillo finesettimana toscano


Sabato mattina, ore 6:00, suona la sveglia.
Mi alzo un pò rintontita per l'orario.. nemmeno in settimana mi alzo così presto per andare a lavoro!
Faccio colazione, mi vesto ed esco di casa. Reflex al collo e valigia al seguito percorro il km che mi sepera dalla stazione con il trolley mezzo vuoto che pare avere le ruote più rumorose della terra.. spero di non beccarmi una denuncia per disturbo della quiete pubblica!
Alle 6:55 mi attende un treno, destinazione Firenze..
Dopo un viaggio con dei vicini un pò rumorosi (volete mettere un signore romagnolo che vuole fare lo splendido con la bella romana di turno???) arrivo a Firenze in perfetto orario e riesco a raggiungere LA META ambita del mio viaggio.. quella che mi ha fatto alzare presto (non solo sabato ma anche domenica!), quella che sarei stata disposta a raggiungere anche a febbraio sotto la neve, quella che mi stavo già pregustando da un pò, quella che per mesi (per non dire quasi un anno..) avevo sperato si materializzasse..

e LA META non è solo un luogo fisico, è un'esperienza multisensoriale..

il QUANDO l'ho già detto.. ma andiamo con ordine..

CHI?
LA META è il Nanni più famoso della blogsfera, Giovanni, in arte Nanninanni.. appassionato ed esperto di lavorazione del cioccolato, che sa insegnare e coinvolgere come pochi altri.
Conoscitore nonchè "spacciatore" di cioccolati di qualità (ne sa qualcosa la sottoscritta che ha portato il trolley con sè solo per fare il carico di cioccolato accuratamente selezionato dal Maitre chocolatier)..


COSA?
LA META è il corso avanzato sul cioccolato! Dopo quello base a cui ho partecipato l'anno scorso non potevo certo farmi scappare quello avanzato.. Considerata poi tutta l'insistenza per ottenerlo partecipare mi pareva il minimo.. Quando mi ci metto so essere davvero...... convincente! :) Vero Nanni??? ;p

Ecco qualche preparazione.. si inizia dalle "semplici" praline ripiene formate con lo stampo in policarbonato..


..che però tanto semplici non sono!



Per poi passare al "metodo inverso", ovvero fare prima il ripieno di ganache e successivamente ricoprirlo tuffando il tutto nel cioccolato temperato (con metodi alternativi al tablage)..









DOVE?
Quest'anno il corso è stato ospitato dalla scuola di cucina Giglio Cooking, una location allegra e accogliente quanto la Chef Marcella che la gestisce (la si scorge nell'angolino..).



PERCHE'?
Ma è proprio necessario spiegare il perchè?
Perchè il cioccolato è una droga e io ne sono dipendente!!!!

A parte gli scherzi, le immagini parlano da sole.. E io posso solo aggiungere che chi non si lecca le dita gode solo a metà! :)










Che dite?
Le immagini hanno parlato abbastanza???

Grazie ancora Nanni per aver reso possibile tutto ciò e grazie a tutte le partecipanti (e ad una in particolare..) perchè poter condividere un'esperienza così la rende ancora più speciale.. Infine grazie al fotografo ufficiale dell'evento.. e per fortuna che sono io la detentrice delle foto altrimenti addio reputazione!!! :)

Ps passate di qui nei prossimi giorni.. c'è un piccola novità.. e non è un suggerimento, ma una minaccia! Sono armata di sac à poche.. :)




lunedì 27 febbraio 2012

Pane tedesco

Anche questo finesettimana mi sono data da fare con il mio lievito madre, questa volta buttandomi sul salato.

Ormai panificare è diventato un must del mio weekend, soprattutto se il tutto è fatto a mano.. lo trovo rilassante e rigenerante.. e vedere come cambia l’impasto sotto le proprie mani mi incanta sempre..

Certo, ci sono impasti più o meno gestibili, ma io non mi scoraggio, come quando ho incordato a mano la pizza all’80% di idratazione. In quella occasione avevo utilizzato del lievito di birra, ogni tanto capita anche a me! Però devo dire che preferisco il lievito madre anche perché è sempre disponibile nel mio frigo mentre il lievito di birra o non ce l’ho in casa quando mi servirebbe oppure le poche volte che lo compro appositamente per una preparazione poi non lo utilizzo del tutto, mi rimane lì, scade, fa la muffa  e poi è da buttare..

Mentre il lievito madre è sempre lì, buono buonino e a pensare che lo utilizzo solo una volta a settimana mi sento un po’ una madre snaturata, ma tra lavoro e quant’altro sarebbe improponibile panificare anche nei giorni lavorativi.

Comunque nonostante le mie poche attenzioni, Gino (il mio lievito madre) continua ad essere bello arzillo e a darmi sempre grandi soddisfazioni!

Come per questo pane, saporito, rustico, con quel tocco in più dato dai semi tostati.

La fonte della ricetta è anche questa volta Sara Papa, la ricetta è disponibile online qui (anche se cambia il nome e la dose dei semi) ma anche nel suo libro “Tutta la bontà del pane” che ho recentemente acquistato (il libro è stato una piccola delusione perché speravo di trovare molte ricette diverse da quelle della trasmissione ma purtroppo non è così.. certo sfogliare un libro per me ha sempre un suo fascino che lo schermo del pc difficilmente rimpiazzerà e sono contenta dell’acquisto, ma avrei sperato in qualche ricetta “inedita” in più); rispetto alla ricetta originale ho variato la percentuale di farina integrale, che in origine doveva essere il 100%, riducendola al 25% un po’ per gusto personale un po’ perché sono sempre un po’ scettica ad utilizzare la farina integrale in purezza per un lievitato.

 
PANE TEDESCO


Ingredienti:

1 kg di farina integrale (io 500 gr di manitoba, 250 gr di farina integrale e 250 gr di farina 0)650 gr di acqua
150 gr di lievito madre oppure 25 g di lievito di birra
60 gr di semi di zucca
60 gr di semi di girasole
20 gr di sale
Per la copertura
40 g semi di zucca e girasole


Procedimento:

In un padellino tostare per pochi minuti i semi che andranno all'interno del pane.
Sciogliere il lievito madre nell'acqua tiepida (22-23 °C); disporre la farina a fontana, unire il composto di lievito e mescolare con una forchetta (o con una spatola); aggiungere i semi e il sale.

Impastare per 4-5 minuti in modo da ottenere un impasto piuttosto morbido e omogeneo.
Far lievitare in una ciotola unta di olio e coperta con un foglio di pellicola per alimenti; per circa due ore se si utilizza il lievito di birra, 12 ore con lievito madre.

Distribuire sulla spianatoia i semi per la copertura, rovesciarvi sopra con delicatezza l'impasto e girarlo in modo che se ne ricopra interamente.

Dare al pane una forma a filoncino e porlo su una teglia foderata con carta da forno; con un coltello affilato praticare sulla superficie dei tagli obliqui profondi circa un centimetro.

Far lievitare il pane fino a che non avrà raddoppiato il proprio volume (un paio d’ore con il lievito madre).

Cuocere per 15 minuti nel forno già caldo a 220 °C; proseguire la cottura per 45 minuti a 180 °C (sarà cotto quando picchettandone il fondo con le nocche suonerà vuoto).

Sfornare e fate raffreddare il pane su una gratella (se si vuole ottenere una crosta più croccante far raffreddare completamente il pane nel forno spento, in verticale, appoggiandolo alla parete del forno stesso).